Badia a Coltibuono

     
 
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Cetamura: nuova scoperta archeologica

Ritrovati semi di uva risalenti al I sec. d.C.

 Badia a Coltibuono
 

La recente scoperta di semi d’uva in un pozzo a Cetamura del Chianti, nella proprietà di Badia a Coltibuono ( Gaiole in Chianti) potrebbe portare alla conoscenza di nuove scoperte che riguardano la viticultura e la storia del paesaggio nell’area del Chianti, secondo prof Nancy de Grummond, della Florida State University , direttrice degli scavi archeologici e la famiglia Stucchi Prinetti, proprietari di Badia a Coltibuono.
Gli scavi archeologici sono condotti sotto la supervisione della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana in Firenze ( ispettori Silvia Goggioli e Giovanni Roncaglia).
Deborah Montagnani , vicesindaco di Gaiole in Chianti, è il contatto per lo sviluppo di programmi culturali ed educativi del sito di Cetamura.
La collaborazione fra vari team di Università Americane e gli Scienziati Italiani che hanno scavato in Maggio e Giugno 2012 arrivando ai livelli di epoca Romana del pozzo, ha portato al recupero di di decine di semi di uva , assieme a numerosi esempi di vita vegetale e animale di 2000 anni fa. La direttrice degli scavi, prof Nancy de Grummond riconosce alla impresa italiana Ichnos - Archeologia, Ambiente e Sperimentazione, di aver creduto nel progetto e di averlo portato a successo nonostante le perigliose condizioni di lavoro a ben 30m di profondità. “Francesco Cini, presidente di Ichnos mi disse 2 anni fa che uno degli obiettivi più importanti nello scavo di questo pozzo era di trovare prove dell’ uva cresciuta in Chianti nell’antichità, “ dice prof De Grummond, “ ed ora questa nostra speranza è diventata una realtà”.
L’acqua presente nel pozzo ha favorito l’eccellente conservazione di ogni sorta di materiale organico permettendo quindi ogni tipo di analisi, fatto non usuale in scavi e siti di superficie. “In realtà, dei semi di uva erano già stati scoperti a Cetamura,” dice de Grummond, riferendosi a esempi di semi bruciati trovati in sacre offerte etrusche, “ma erano carbonizzati e non avevano permesso indagini circa le varietà di uva. Grazie a tutti questi nuovi esemplari, ci sono reali possibilità che gli scienziati possano identificare il DNA e raccontarci molto circa la viticultura e il consumo di uva nel periodo Romano.” I campioni sono stati affidati al laboratorio del Prof Gaetano Di Pasquale dell’Università Federico II di Napoli, dove Mauro Buonincontri, dottorando e membro del gruppo di lavoro di Ichnos , condurrà analisi appropriate.
I semi sono stati trovati in associazione ad artefatti Romani di evidente datazione nella prima metà del I secolo d.C. assieme a frammenti di stoviglie in ceramica e ad una abbondanza di ossa di animali che vanno da maiali,mucche, ovini, caprini, a polli ( compresi speroni di gallo) e altri uccelli non ancora identificati; tutti i reperti ora sono sotto lo studio della Dssa. Ornella Fonzo di Cagliari. Sono stati rinvenuti anche resti di orzo, olive, noci e numerosi esemplari di legni. Particolarmente interessanti sono i fragmenti di una brocca in ceramica che sembrano essere rivestiti di resina, il che suggerirebbe che i Romani di Cetamura potessere bere una specie di ‘retzina’ , fatto non inusuale nell’antichità quando i contenitori utilizzati per spedire il vino spesso erano sigillati con tale materiale.
Molto del materiale è raccolto e identificato grazie ad uno strumento creato da Cini e collaboratori, il quale prima setaccia il terreno diluito in acqua in un vaso di fluttuazione e poi viene passato attraverso una serie di setacci in sequenza. Jordan Samuel laureato alla Florida State Univerity supervisiona le forze degli studenti laureandi i quali laboriosamente estraggono i minuscoli semi e gli altri resti organici, e allo stesso tempo elaborano una enorme quantità di detriti dal pozzo , come frammenti di mattoni, mattonelle, grandi vasi da conservazione come anfore e dolii.
Molte delle attività Romane di Cetamura sono note. Alvaro Tracchi di San Giovanni Valdarno, scopritore di Cetamura nel 1964, identificò ceramiche Romane già all’epoca. La Professoressa Cheryl Sowder dell’Università di Jacksonville, Florida , che supervisiona i reperti al momento della uscita dal pozzo, ricorda bene degli scavi nell’ adiacente villa Romana, quando era una assistente laureata negli anni ‘80. La villa conteneva bagni con un sistema di riscaldamento sotterraneo (hypocaust) e molti dei frammenti trovati oggi nel pozzo sopra al livello dei semi, appartengono a vari tipi di mattoni, mattonelle e condutture in ceramica, probabilmente gettati dopo lo smantellamento dei bagni nel tardo periodo. Il Dr Randall Nishiyama di Boulder, Colorado , collabora nel trattamento e supervisione di centinaia di chili di tale materiale ceramico, molto del quale sarebbe stato creato proprio a Cetamura.
Sowder ha notato che i materiali del periodo di utilizzo Romano del sito sono riferibili a molti aspetti di vita quotidiana, ma potrebbero essere rilevanti per la comprensione di pratiche di banchetto in epoca Romana, in un sito collinare e rurale.
Migliaia di artefatti sono stati processati dalla Prof, Lora Holland dell’ University of North Carolina- Asheville, direttrice del Laboratorio di Cetamura a Coltibuono, e sono in attesa di restauro e analisi. FSU collabora strettamente anche con il dipartimento di conservazione dello Studio Art Center International (SACI) a Firenze , e molti reperti sono affidati alle cure dell’ esperta di conservazione Dr Nora Marosi, che a sua volta collabora con il Centro di Restauro della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana.
Florida State University, in collaborazione con University of North Carolina-Asheville e New York University in Firenze, ed altri ancora, ha studiato le attività dell’intero arco cronologico che va dagli Etruschi del periodo dal secolo VII al II a.C. ,fino ai Romani dai tempi di Augusto, circa al secolo II d.C .
Sul sito vi sono anche resti di un villaggio medioevale fortificato, contemporaneo alla fondazione della Abbazia di Coltibuono nell’alto Medio Evo. Il Dr Charles Ewell , residente a Lecchi in Chianti e professore alla NYU-Florence, assieme al Dr. Laurel Taylor di UNC-Asheville, supervisiona gli scavi della zona Etrusca degli artigiani , dove forni per ceramica datati al secolo III a.C sono stati portati alla luce.
Ewell e Taylor hanno anche identificato una area di lavoro del ferro che potrebbe essere stata in uso sia con gli Etruschi che con i Romani. Adiacente alla zona degli artigiani esiste un santuario Etrusco del secolo II a.C. fornito di altari , artefatti votivi, offerte in stoviglie e cibarie, spesso bruciate e fatte a pezzi. Un ritrovamento rimarcabile è stato quello , nel 2008, di una scodella di ceci cotti affiancati da un bicchiere di vino, evidentemente considerati un pasto appropriato per gli Dei. Il Santuario conservava anche abbondanti resti di grano, mele, uva e olive del periodo Etrusco, tutti bruciati e quindi carbonizzati.
I nuovi ritrovamenti dal periodo Romano saranno utilizzati dal Prof. Di Pasquale e da Mauro Buonincontri assieme al materiale dai livelli medioevali del pozzo, unitamente ai risultati già pubblicati dalle aree Etrusche, per ricostruire il paesaggio del Chianti da una prospettiva storica. I semi di uva saranno un aspetto particolarmente importante e rivelatore fra tutte le scoperte.

 

 


 
 
 
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