Haruki Murakami

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Siamo particolarmente onorati di aver potuto ospitare il noto scrittore Haruki Murakami. L’esperienza passata a Badia a Coltibuono è stata raccontata da Murakami in un articolo pubblicato dal mensile Agora.

Agora - giugno 2015
Strada Bianca e Vino Rosso
di Haruki Murakami

Verso la fine degli anni Ottanta ho vissuto a Roma per due o tre anni. Ho affittato un appartamento in città - alla ricerca di un quartiere migliore mi sono trasferito per 3 volte - mentre stavo scrivendo un romanzo. Il vantaggio di essere uno scrittore è che posso lavorare quasi ovunque nel mondo fino a quando ho carta e penna a portata di mano. A Roma ho scritto "Norvegian Wood" e "Dance Dance Dance", due romanzi e una parte della raccolta di racconti.
Una delle gioie della vita a Roma è stata quella di aver  lasciato la città, anche se devo delle scuse alla città di Roma per questa 'gioia'. Roma è una bella città per un turista, ha di negativo le condizioni che la rendono un luogo poco tranquillo in cui poter vivere con serenità. Io presi qui la residenza per varie altre ragioni.
Per potermi muovere ho acquistato una macchina e ogni volta che si è presentata la possibilità ho lasciato la confusione della città. Per essere in grado di rilassarmi e provare un gradevole cambiamento d'aria mi sono diretto verso la campagna toscana.
Perché ho scelto la Toscana come destinazione? Inutile scrivere, il motivo era quello di trovare il delizioso vino toscano. Ho viaggiato in varie città toscane, acquistato vino direttamente dalle cantine, andando nei ristoranti locali ad assaporare piatti deliziosi e frequentando piccole locande accoglienti. Dopo circa una settimana, quando il bagagliaio della Lancia Delta 1600GT era pieno di vino, tornavo  a Roma. Qui mi sedevo alla mia scrivania con un bicchiere di vino in mano per scrivere il mio romanzo. Questa è stata la mia vita per diversi anni.
Direste che la mia è stata una vita meravigliosa? Sì, sì, è stata una vita meravigliosa. Vivendo in Italia, si è assaliti ogni giorno da problemi pratici che si verificano uno dopo l'altro - come in un gioco di ruolo - ma anche tenendo conto del fastidio di tutto ciò , la vita italiana ha offerto una tale bellezza che ha compensato gli inconvenienti. In altre parole la bellezza del vivere in Italia era vivere in libertà.
Tra le storie che ho scritto in Italia ce n’è una che si svolge a Lucca, una città nella parte nord-occidentale della Toscana. A Lucca, una bella città circondata da mura medievali, il protagonista incontra per caso il suo amico di liceo. Lucca è stata il luogo di nascita di Puccini e dove Chet Baker è stato arrestato per possesso di droga. I due vecchi amici di liceo sono stupiti per quell'incontro casuale in quella città; vanno in una trattoria e davanti ad un camino scoppiettante si gustano funghi porcini accompagnati dal vino rosso Coltibuono 1983. Ricordano i vecchi tempi e mentre parlano accennano ad una donna che il protagonista aveva conosciuto... Questo fatto li porta a raccontare il loro passato. Ho menzionato Coltibuono nella storia perché, quando ero a Roma, uno dei miei vini preferiti era Coltibuono.
Dopo pochi anni che era stato pubblicato in Giappone, questo racconto  è stato tradotto in italiano e per caso Emanuela Stucchi Prinetti, proprietaria di Coltibuono, ha letto la storia. Lei è stata così gentile da inviarmi, in Giappone, diverse bottiglie di Coltibuono 1983. Con gratitudine ho felicemente bevuto il vino leggendo una nota di accompagnamento di Emanuela: “Grazie per aver favorevolmente scritto su Coltibuono”.
Il 1983 può non essere stato l'anno migliore per il Chianti, ma per noi  è stata una delle annate migliori.
Recentemente ero in Italia a fare qualche ricerca per il mio lavoro, così ho scritto ad Emanuela chiedendo se era possibile raccogliere alcune informazioni su Coltibuono e visitare la sua cantina.
“Sarete i benvenuti, saremo lieti di vedervi e poiché abbiamo anche una locanda potrete soggiornare da noi. Potremo cenare insieme e bere il nostro delizioso vino” fu la sua risposta. Veramente meraviglioso !!!
All'aeroporto di Firenze con il mio staff editoriale abbiamo noleggiato una macchina. In preparazione di questo viaggio avevamo scritto ad Avis Rent a Car per chiedere un mezzo di dimensioni medie tipo Alfa Romeo ma, per un motivo che non ci hanno spiegato, ci hanno invece dato una Fiat 500L. Può questa piccola vettura contenere tre persone, le nostre attrezzature, i bagagli e poi percorrere la strada di campagna che si snoda fino a Coltibuono? Abbiamo avuto i nostri dubbi ma inaspettatamente questa Fiat 500 diesel con cambio manuale si è rivelata una vettura eccellente. Il cambio manuale ha funzionato bene e, pur mancando di potenza, ha gestito bene la strada rendendo piacevole il nostro viaggio. Il cambio manuale è stato perfetto per viaggiare attraverso la strada serpeggiante. Abbiamo convenuto che per viaggiare in Italia è meglio guidare una vettura italiana.
Le strade toscane non lastricate sono chiamate strade bianche. Viaggiare su strada bianca, con la macchina avvolta da una nuvola di polvere, vuol dire che alla fine della giornata la macchina sarà completamente coperta di bianco. La terra della zona è ricca di 'calcio' (gesso minerale) che forma la polvere bianca. Guardando in giro abbiamo notato che la maggior parte delle vetture erano coperte di bianco. La gente del posto non si preoccupano di lavare l'auto, perché presto la vettura sarà nuovamente coperta di bianco. Nella mia mente le auto coperte di polvere bianca fanno il fascino della Toscana. E questa è la stessa terra dove cresce il Sangiovese e dove vengono prodotti i frutti degli alberi di ulivo.
La cantina di Badia a Coltibuono, di Emanuela, si trova a 650 metri di altezza in una collina nella parte meridionale del Chianti e produce la quintessenza del vino Chianti Classico. Coltibuono è “in” ed è il cuore del Chianti. La villa era in origine un importante monastero protetto dai Medici ma durante il periodo napoleonico passò in mani private e nel 1846 divenne una fattoria. Da allora ha continuato a produrre vino. Guardando le infinite bottiglie di vino che si trovano nella cantina ho notato che la bottiglia più antica era del 1937. Domandandomi cosa era successo al vino più vecchio ho chiesto a Emanuela “Perché così recente? Non si conservano i vini vecchi? “ ed  Emanuela, con espressione rassegnata ed un po’ triste, ha risposto che i vini più vecchi erano stati tutti consumati dai soldati durante l’occupazione. Non ho chiesto se i soldati appartenevano alle forze tedesche o americane, ma mi sono reso conto che una guerra, non importa quando o dove si svolge, fa sì che tali inconvenienti accadano ovunque.
Dal tesoro conservato in questa cantina Emanuela ha scelto un vino prodotto nel 1949, l'anno della mia nascita, e me lo ha presentato come un regalo speciale. Essendo sopravvissuta per un lungo periodo di tempo la bottiglia era coperta di polvere e muffa:  entrambe parlando dei tanti anni e della storia. Ero molto contento per aver ricevuto un regalo così prezioso ed ho cominciato a preoccuparmi di quale tipo di occasione speciale sarebbe necessaria per stappare questa bottiglia. Ma. . . prima o poi qualcosa di meraviglioso e utile accadrà per meritare quel vino.
Quella sera ci è stato presentato un arrosto di manzo di “Chianina” locale completo di ossa. Questa è la famosa 'bistecca alla fiorentina'. La parte centrale è ancora “grezza” e quindi rossa, è affettata e posta su un grande piatto da offrire ai commensali.
L’arrosto è stato accompagnato da verdure fresche di produzione locale e funghi.
Al nostro tavolo, per la cena, si trovavano Emanuela e suo figlio Leonardo, che studia cinematografia all'Università di Bologna (con lui ho parlato di cinema durante il pasto), con la presenza di un labrador chiamato Trendy.
Nel profondo silenzio dei boschi toscani, nella più completa oscurità della notte, ci siamo seduti sotto alti ed arcuati soffitti, con affreschi dai motivi religiosi nelle pareti circostanti. Con un calice di vino rosso di Coltibuono in mano, ascoltando il crepitio della carne sul fuoco, mi sentivo parte ed in mezzo ad una lunga storia, percepivo il profondo significato emotivo di ciò che significa essere parte della storia.
Questa zona ha ancora le tracce di una natura ricca e selvaggia. “L'altro giorno durante una passeggiata –ha raccontato Emanuela- mi sono imbattuta in un lupo, anche se non si tratta di un avvenimento frequente. Per questo motivo anche una passeggiata nei boschi intorno al giardino è bene farla con il fedele labrador”. Quando stavamo guidando verso Coltibuono ci siamo imbattuti in una famiglia di cinghiali neri, proprio davanti ai nostri occhi. Prima i genitori hanno attraversato la strada in fretta, poi seguiti da alcuni cuccioli, che stavano disperatamente cercando di recuperare. Vederli da dentro all’automobile può essere divertente, ma se si dovesse camminare nei boschi e ci dovessimo imbattere in questi animali  potrebbe essere un'esperienza spaventosa. Tra l'altro il cinghiale è un ingrediente tipico della cucina toscana. Il vino Chianti Classico, con la sua alta qualità, è un accompagnamento perfetto per la cacciagione e per i piatti della cucina toscana. Un po’ di tannino amaro nel vino ben si coniuga con la saporita carne rossa. Improvvisamente mi sono reso conto che i vini del Chianti Classico devono essere bevuti con il cibo locale.
Se volete godere della bellezza unica del panorama del Chianti vi suggerisco di dirigervi verso il Castello di Brolio. Dalla cima dell’antico castello si può vedere il cuore del Chianti. Verso sud le vigne piantate sulle ondulate colline assomigliano alle onde del mare. Si intravede anche il verde argenteo degli oliveti. Un panorama delicato per gli occhi come se fosse visto attraverso la nebbia, come un filtro che ammorbidisce il mondo intorno. Edifici di mattoni rossi con alti cipressi e tortuose strade bianche. In cima alle colline lontane si possono vedere i castelli e le ville ovviamente ricche di storia (mi chiedo che tipo di vita si conduce in quelle costruzioni).
Emanuela ha detto: “il fatto che la Toscana sia famosa per la produzione di buon vino è dovuto alla messa a dimora combinata di boschi e campi coltivati ​​a vigneto. La foresta fornisce i nutrienti per la terra dove crescono le uve.”
Guardando il panorama dal Castello di Brolio si può capire come si alternano boschi con i campi coltivati ​​a vigneto e ci si rende conto che il vino di ogni posizione è il prodotto della sua terra unica e dell’ambiente.
Il Barone Bettino Ricasoli, proprietario del Castello di Brolio, si distinse per essere stato il secondo primo ministro del Regno d’Italia, ma era anche appassionato viticoltore e nel 1872 formulò alcune condizioni per produrre dei buoni vini Chianti Classico. E’ grazie al suo impegno se oggi i vini del Chianti seguono alcune regole di produzione alle quali si deve la fama e l’eccellente reputazione.
Sembra un risultato miracoloso il fatto che il Barone Ricasoli sia stato in grado di fare accettare a tutti i produttori di vino le stesse regole e la ricetta fondamentale dell’uvaggio. Doveva essere un uomo di eccezionale talento, o incredibilmente intelligente e/o potente in modo da essere riuscito a unire i produttori di vino. La sua ricetta per il Chianti Classico era fatta con 70% Sangiovese, 20% Canaiolo e il 10% Malvasia. Con questa combinazione i forti tannini del Sangiovese sono ammorbiditi, il vino è di qualità fruttata e di piacevole gusto al palato.
Nel corso degli anni la sua ricetta ha creato la qualità dei famosi vini del Chianti Classico. Come riportato dalla locale memoria popolare, anch'io concordo con il detto  “il barone era un Grande Uomo” ed ammiro le sue realizzazioni.
Recentemente, con la nuova generazione di produttori che vogliono produrre vini più personalizzati, la ricetta del Barone è stata modificata. Molti produttori di vino non vogliono essere legati ad una antica ricetta vecchia di un secolo. Cercano altre combinazioni per produrre vini di qualità diverse. Per esempio oggi, a differenza del passato, le uve bianche sono  completamente scomparse dai vini del Chianti Classico.
Anche se, fondamentalmente, il Chianti Classico rimane quello del barone Ricasoli -a parte piccole differenze, il Sangiovese è la base per il Chianti Classico- è anche vero che tutto quello che si deve fare è di andare nella città più vicina, o attraversare la prossima collina, dove il gusto e la qualità dei vini improvvisamente assumono un carattere diverso. Questi misteriosi e miracolosi cambiamenti che la natura produce sono il fascino dei vini del Chianti.
Gli italiani, quando si parla della loro origine, sono molto precisi su dove sono nati e da dove vengono le loro famiglie. Dicono che se si va in un altro villaggio o città o andando oltre la collina, cambia il linguaggio e anche il carattere della popolazione locale, e così è anche con i vini del Chianti Classico. Una delle gioie di un viaggio in questa zona è quella di andare di città in città, cantina a cantina, scoprendo le differenze tra la gente e tra un vino a un altro.
Dopo aver visitato la zona, anche quando sono lontano dal Chianti, nomi di città, come Gaiole in Chianti, Radda in Chianti e Castellina in Chianti riecheggiano ancora nella mia mente, in modo che, pur essendo in Giappone, tutto quello di cui ho bisogno di sentire sono i nomi di queste città e di pensare al carattere unico di ogni luogo, il panorama e il gusto del suo vino. E poi mi dico “Devo tornare in Chianti”...e “la prossima volta noleggerò ancora un’Alfa Romeo”;  ho chiamato questo fenomeno “Febbre Toscana”.
 
Didascalie delle foto:
Badia a Coltibuono significa 'Good Harvest' ed è stata costruita nel 1051 come convento dei Benedettini, è stata anche una delle più antiche produttrici di vino della zona.
Badia a Coltibuono non solo produce il Chianti Classico di sei differenti sapori, ma anche grappa e olio d'oliva.
Badia offre visite in cantina, degustazioni di vini e visite in cantina, così come alloggio nelle ex celle dei monaci ora trasformate in camere ed un ristorante.
Emanuela e suo figlio Leonardo hanno detto di essere grandi fan delle opere di Murakami. Emanuela è stata presidente del Consorzio dei produttori di vino Chianti Classico e sua madre è una discendente della famiglia Medici.
Chianti Classico Riserva 1983 di Badia a Coltibuono menzionato nella storia di Murakami, “Folklore dei nostri tempi”. Nell’arco di 30 anni il vino è diventato più ricco e più profondo e si abbina perfettamente con la bistecca fiorentina.
Sotto la direzione da Emanuela il Chianti Classico Riserva di Badia è prodotto solo con le migliori uve. Il Sangioveto è prodotto con uve 100% Sangiovese.
Foto del vino dell’anno di nascita di Murakami. Prima di omaggiare il suo ospite con questo dono Emanuela aprì un'altra bottiglia dello stesso anno per testare il suo gusto. “Lo trovammo oltremodo eccellente”.
Brunello di Montalcino, chiamato la Regina del Vino Italiano, si trova a sud della regione del Chianti Classico. Enoteca della zona.
Incantevole panorama dal Castello di Brolio del Barone Ricasoli, con la vista del suo vigneto.
DOCG di Monte Brunello.
Antico castello di Montalcino - viaggiando attraverso il Chianti si trovano molti di questi antichi centri storici
Locanda Le Piazze del Castello di Monsanto e i suoi piatti di produzione locale.
 

BADIA A COLTIBUONO | 53013 Gaiole in Chianti (SI) | P.Iva 00620980524 | badia@coltibuono.com
GPS 43.494765, 11.449528